Nel 1950 il matematico John Nash dimostrò qualcosa di scomodo: in molte situazioni, ogni giocatore ha convenienza a muovere per primo, anche quando il risultato finale è negativo per tutti. È il dilemma del prigioniero: la scelta razionale del singolo produce il disastro collettivo.
È la stessa dinamica che oggi vede l’Europa muoversi in ritardo sulle infrastrutture digitali, dopo anni passati più a subire le regole del gioco che a stabilirle. Ma la teoria di Nash non si ferma qui: studiò anche i giochi cooperativi, quelli in cui chi gioca da solo perde, e chi costruisce alleanze vince.
Nelle organizzazioni la stessa logica si ripete su scala più piccola. Chi affronta da solo un cambiamento, professionale, di ruolo, di settore, spesso fatica a leggerne davvero la portata. Chi invece si confronta, si mette in relazione, costruisce alleanze anche minime, arriva a decisioni più solide.
Non è una questione di competere meglio degli altri. È capire quando conviene smettere di giocare da soli.

