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Leader migliori in ufficio? Autocritica e buon volontà (02/09/2010)
Se almeno una volta nella vita avete sopportato sul posto di lavoro un superiore sadico e arrogante, “Testa di capo” di Robert Sutton è il libro che fa per voi. Un manuale per smetterla di essere vittime passive e, nel caso aspiriate anche voi al potere, per diventare il boss che tutti vorrebbero avere. Perché un dipendente felice è un dipendente che lavora meglio

Il mondo si divide tra chi ha un capo e chi è un capo, anche se spesso le due cose si sovrappongono. A sua volta, un capo può essere amato dai suoi sottoposti oppure no, ma bravi e rispettosi lo si può anche diventare. Robert Sutton, autore del famoso “Il metodo antistronzi”, ha deciso ora di analizzare chi detiene l’autorità sul posto di lavoro. “Dopo ‘Il metodo antistronzi’ sono stato inondato da storie di lavoro da tutto il mondo – ha spiegato lo scrittore – e mi sono reso conto che i capi erano le figure centrali nella maggior parte di quelle storie”.

L’ultimo lavoro dello psicologo americano, professore di scienza dell’ingegneria gestionale alla Stanford University, non è solo un saggio psico-sociologico, ma è anche un vero e proprio corollario di storie di vita. In “Testa di capo” (Rizzoli, 240 pagine, 16 euro) si susseguono infatti testimonianze e racconti dal mondo delle aziende americane e non, dove la figura del boss decide non solo della carriera dei suoi sottoposti, ma anche del loro benessere psicofisico, se è vero quello che dicono alcune ricerche, e cioè che chi ha un buon capo ha un rischio di infarto inferiore del 20% rispetto alla media. “Un dipendente felice è un dipendente più produttivo”, assicura Sutton.

Ma “Testa di capo” è un manuale che può essere letto con profitto sia da chi esercita il potere che da chi lo subisce. Da un lato, infatti, è indirizzato ai capi, così come recita il sottotitolo: “Come essere i migliori imparando dai peggiori”. Dall’altro, è rivolto anche ai dipendenti, affinché non si facciano mettere in piedi in testa da superiori che creano un ambiente lavorativo spiacevole. Scrive ancora Sutton: “Quando cerchiamo (o sogniamo) un bravo capo, non vogliamo soltanto qualcuno che non sia uno stronzo patentato: vogliamo una persona perbene, che sappia cavarsela in molte situazioni”.

Il manuale cerca quindi di spiegare come lavorano i leader migliori, partendo dal confronto con quelli peggiori, e offre consigli che lo stesso Sutton ha tratto dall’analisi di studi accademici o da osservazioni personali in luoghi di lavoro di ogni genere. Come il sondaggio condotto da Zogby nel 2007, secondo il quale il 72% di atti di bullismo sul posto di lavoro sono dovuti a superiori che maltrattano subordinati. Perché è assodato, i “capi stronzi” - come li definisce Sutton - fanno star male i lavoratori: creano danni collaterali, ansia, disperazione e allontanamento dal lavoro. Ma non solo. Le imprese piene di pessimi capi possono rimetterci la reputazione e buona parte dei guadagni. Come nel caso dell’azienda di formazione manageriale Prosper Inc., che nel 2008 è stata denunciata da un dipendente che sosteneva di essere stato sottoposto dal suo capo alla tortura del waterboarding (annegamento simulato) durante una riunione aziendale. I “capi stronzi”, infatti, sono la causa principale delle spese legali e di indennità pagate ai dipendenti per compensare gli abusi subiti e convincerli a restare.

Nel manuale non mancano, tuttavia, esempi positivi da prendere a modello. Come quello di Ann Rhoades, capo delle risorse umane della Southwest Airlines, che contribuì alla decisione di licenziare un collega troppo litigioso e si incaricò di comunicargli la notizia. Lo fece in maniera così efficace che, quando svariati anni dopo il collega licenziato fondò una compagnia aerea rivale, scelse proprio lei come capo delle risorse umane.

Questo perché, come scrive Sutton, “c’è una grande differenza tra ciò che fate e il modo in cui lo fate”. Molti consigli dell’autore, infatti, sono rivolti al cosiddetto “lavoro sporco” dei capi, a cui Sutton dedica i suoi “dodici comandamenti”, da “Non raccontate balle ai dipendenti” a “Tenete chiusa quella boccaccia”. Un buon capo, spiega infatti il manuale, deve imparare a compiere con tatto scelte che possono ferire e danneggiare altre persone, come licenziare, negare aumenti o trasferire i dipendenti a mansioni sgradite.

L’importante, aggiunge Sutton, è non arrendersi, perché migliorare e migliorarsi è possibile, anche se “nonostante le stupidaggini messe in giro da tanti guru del management, non ci sono ricette magiche, panacee o scorciatoie facili per diventare un grande capo”. Solo, ed è la morale che si può trarre da “Testa di capo”, tanta buona volontà e autocritica.

Tratto da www.repubblica.it, articolo di Francesca Bussi




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