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Quel che abbiamo alle spalle e quel che abbiamo davanti sono piccole cose se paragonate a ciò che abbiamo dentro.

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Il lavoro piace più alle donne in ufficio sono le più coinvolte (02/09/2010)
Più appassionate e interessate a imparare degli uomini che solo dopo i sessant'anni recuperano e finiscono per superare le loro colleghe. Prese in considerazione soddisfazione per la professione, carriera, stress, autonomia e controllo della propria attività, condizioni contrattuali e benessere generale. I risultati di una ricerca inglese.

Maggiore capacità nel lasciarsi coinvolgere dalle cose, slancio per le attività professionali da cui per lungo tempo sono state tenute fuori o pertinace propensione a farsi illudere ancora una volta. Difficile dire quali di queste cause possa spiegare di più quello che accade. Sta il fatto che sono le donne a sentirsi molto più coinvolte, e soddisfatte, di quel che fanno negli uffici moderni. Soprattutto quando si trovano agli inizi della carriera. Al contrario, gli uomini mostrano un certo disincantato distacco. Almeno fino a quando non si avvicinano alla pensione. Allora, le cose possono cambiare. Anche di molto.

A studiare il livello di coinvolgimento nei confronti delle cose del lavoro è stato un gruppo di ricercatori dell'università inglese di Portsmouth che nei giorni scorsi ha presentato l'indagine ad una conferenza dell'istituto di psicologia del lavoro di Sheffield. A condizionare l'approccio agli impegni lavorativi, hanno sottolineato gli autori, è in particolare modo l'età ma anche il genere incide sul livello di passione per il proprio lavoro. In generale, gli uomini anche quando hanno meno di venticinque anni, e fino a quando si trovano nella fascia "matura" fino ai 44 anni, sono di gran lunga superati dalle donne e recuperano solo quando fanno i conti con l'età dai "capelli grigi".

I fattori presi in considerazione sono la soddisfazione per il lavoro e la carriera, lo stress, l'autonomia e il controllo riguardo la propria attività, il rapporto con gli impegni di casa, le condizioni contrattuali e il benessere più in generale. Ebbene, tra gli under 25 le ragazze mostrano un coinvolgimento nel lavoro che raggiunge un punteggio molto più elevato di quello dei loro rispettivi coetanei. Se si guarda all'indice messo a punto dai ricercatori (che considera tutti i parametri prima elencati), ci si accorge che le giovani raggiungono quasi quattro punti rispetto a un più modesto 3,5 degli uomini. Tra 25 e 44 anni, anche se tra le donne si registra una leggera flessione, le differenze continuano a rimanere evidenti. Gli uomini restano intorno al 3,5 mentre le donne scendono a poco più di 3,8. L'avvicinamento prosegue tra i 45 e i 59 anni quando gli uomini superano quota 3,6 le donne scendono a poco più di 3,7. Quando poi si superano i 60 anni, il coinvolgimento sale per tutti e due e agli uomini riesce infine il sorpasso. Seppure solo di un soffio.

Se è vero quindi che gli uomini sembrano da subito meno coinvolti dal lavoro, con il tempo sembrano saldare con l'attività professionale una relazione che raggiunge i propri picchi proprio nella prossimità della pensione. Questo piccolo balzo, avviene anche per le donne, ma l'evoluzione di questo attaccamento al lavoro ha un'evoluzione completamente diversa rispetto a quello degli uomini.

Queste differenze sono difficili da spiegare anche per chi studia con attenzione questi fenomeni. Forse per gli uomini, molto del significato del lavoro, ha ancora a che fare più con il denaro, mentre per le donne rimanda all'importanza delle relazioni e delle opportunità sociali. Parziale conferma a questa lettura arriva dai dati dell'indagine che Eurofound, l'istituzione dell'Unione europea, realizza per monitorare le condizioni dei lavoratori. Soprattutto per quanto riguarda il nostro paese. In Italia sono in maggiore percentuale le donne a dire che sul luogo di lavoro hanno l'opportunità di apprendere e di crescere. Il 60 per cento contro il 56 per cento degli uomini. Eppure quando gli si chiede se sono ben pagate per quello che fanno, solo il 29,4 per cento risponde affermativamente mentre tra gli uomini la proporzione sale al 36,7 per cento.

Tratto da www.repubblica.it




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