Un'arma in più da sfoderare sul posto di lavoro
L'individuo consapevole di se stesso ed entusiasta del proprio lavoro può essere un buon leader, perché in grado di condividere la sua passione con gli altri, di trasmettere professionalità, infondere fiducia e fornire continui stimoli di miglioramento.
Ma entusiasti si nasce o si diventa? L'entusiasmo è una dote innata o si può imparare? Secondo gli esperti della Scuola di Paolo Alto che hanno organizzato a fine ottobre il convegno "L'entusiasmo in azienda", è un'energia presente in ogni individuo, si tratta solo di apprenderne le modalità di sviluppo e di espressione. E ogni manager, in quanto leader e regista di risorse umane, ha bisogno di strumenti sia per indirizzare l'entusiasmo già presente in azienda sia per riconoscerne i tratti nelle persone ancora da inserire e su cui progettare piani di sviluppo.
Della possibilità di imparare a essere entusiasti è convinta Paola Santoro, psicologa e psicoterapeuta, e trainer della Scuola: "Siamo noi i registi della nostra telecamera mentale, cambiamo inquadratura e cambierà il pensiero; l'impotenza si può disimparare cambiando il modo in cui si vede la realtà e si spiegano gli eventi negativi".
L'esempio da seguire? Gli ottimisti. Amano l'imperfezione, che può essere sempre migliorata; si vedono come solutori di problemi, soluzioni che possono essere parziali (quindi non "tutto" o "nulla") o una pluralità (non o/o ma e/e); sostituiscono la paura che blocca con la curiosità che muove; sostituiscono la colpa con il rimedio; non negano i sentimenti negativi, li trasformano.
Ma che peso ha l'entusiasmo nella vita aziendale? Secondo la testimonianza di Corrado Lanzone, responsabile produzione meccanica Gestione sportiva Ferrari F1, l'entusiasmo è fondamentale nelle sfide dei team vincenti: "La percezione di essere in prima persona gli artefici di un cambiamento, di una crescita, di una lotta, ha sprigionato energie fortissime, che incanalate con un'impostazione metodologica rigorosa ci hanno permesso di raggiungere grandi traguardi. Di notevole importanza è stata sicuramente la capacità di guardare avanti, di porsi obiettivi ambiziosi, di riuscire a creare un giusto mix tra obiettivi a breve e lungo termine, per mantenere costantemente mirata la motivazione del gruppo".
Motivazione che non deve essere solo alimentata dalla partecipazione emotiva, ma deve essere sostenuta da un insieme di valori che creano credibilità nelle persone e nell'organizzazione. "La continuità e la coerenza, il rispetto e l'ascolto, la chiarezza e la lealtà nei rapporti sono per noi valori basilari che ci hanno unito anche nei momenti difficili", ha spiegato Lanzone. "Infine, un ruolo estremamente importante lo ha giocato la capacità di organizzare tutte le energie con metodo, che ha avuto la funzione di un'intelligenza generale dell'organizzazione, qualcosa che dipende da tutti e che tutti possono contribuire a migliorare".
Ma come trasmettere l'entusiamo? Ecco alcune delle "chiavi" proposte da Filippo Zizzadoro, psicologo del lavoro e trainer della Scuola di Palo Alto: organizzare delle sessioni aziendali dedicate alla rimotivazione dell'entusiasmo con brainstorming e strumenti di gruppo, creare "relazioni speciali" che fidelizzino il cliente interno, utilizzare sistemi di compensation "ad hoc", usare il coaching per ascoltare i problemi individuali, non valutare ma valorizzare le risorse, incoraggiare chi è continuamente preoccupato, fare in modo che gli scontenti non avvelenino l'ambiente, imparare a delegare.
E non vanno dimenticate le "ovvietà" legate all'entusiasmo: è più costoso formare una nuova risorsa che rimotivarne una già presente, un dipendente entusiasta farà tam tam, accetta più favorevolmente i cambiamenti e si identifica molto di più con l'azienda, chi si lamenta troppo normalmente vorrebbe essere più partecipe (va quindi considerato non come un ostacolo, ma come una risorsa), non cercare di mantenere i migliori a tutti i costi perché ciò potrebbe inquinare l'ambiente, dare a tutti la possibilità di essere capi nel proprio settore.
Quanto ai fattori organizzativi per gestire l'entusiamo in azienda, per Mario Rivolta, consulente e trainer della Scuola di Palo Alto, sono cinque: le persone a cui vanno fornite prospettive reali; le relazioni: bisogna produrre valore nei contatti; gli accordi: da rispettare; i processi: definire le aree critiche e misurare i miglioramenti; i sistemi: far fluire le informazioni utili. Ma, soprattutto, l'ingrediente segreto è il dialogo interpersonale, che risulta efficace solo se è profondo. "Le persone vogliono essere non solo ascoltate, ma anche riscontrate e quindi coinvolte".
Tratto da http://management.monster.it, articolo di Rosamaria Sarno
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