La premessa, d’obbligo, è che il Nordest sta navigando ancora a vista: quasi un’azienda su due ha un portafoglio ordini inferiore a un mese, il 26% delle aziende ha visibilità compresa tra uno e quattro mesi. Le aziende, però,
evidenziano un ritorno di fiducia.
«Anche se non si può parlare di ripresa effettiva - sottolinea Daniele Marini, direttore della Fondazione Nord Est - va segnalato un nuovo clima». Il fondo, in sintesi, è stato toccato e ora si inizia a pensare (o sperare) alla risalita. L’indagine congiunturale, promossa da Cassa di risparmio del Veneto, presentata ieri, evidenzia, però, come questa crisi abbia radici profonde e non sia, come sottolinea il d.g. di CariVeneto Fabio Innocenzi, «meritocratica». La recessione sta colpendo più duro proprio dove c’è maggiore vocazione al commercio internazionale. Per questa ragione il Veneto, rispetto al resto del Nordest, presenta un quadro di debolezza (presente e prevista) maggiore: nel primo semestre 2009, il calo di produzione ha interessato il 71,5% delle aziende interpellate (68,9% a Nordest), quello del fatturato il 67,8% (64,4%). Anche le previsioni per il secondo semestre sono più negative rispetto al Nordest: produzione, fatturato, occupazione, ordini interni, ordini esteri e investimenti sono voci con saldi di opinione (rapporto tra indicazioni di crescita e quelle di flessione) negativi e più accentuati rispetto alla media nordestina. «Il fattore export - sottolinea il presidente di Confindustria Padova, Francesco Peghin - continua a pesare molto, in negativo, sul Veneto. I paesi che mostrano segnali di ripresa, come Cina e India, non sono, infatti, presidiati così diffusamente dalle imprese venete». In un quadro di luci e ombre, incombe il nodo patrimonializzazione. L’avvento di Basilea 2 (ovvero di regole più stringenti per le banche sull’assunzione di rischi con un meccanismo che lega impieghi a rating delle aziende) comporterà sicuramente «un peggioramento dei rating delle aziende» sottolinea Innocenzi. «Per questo è necessario uno sforzo extra di trasparenza su singola domanda di credito». Peghin chiede una «moratoria di un anno» sull’applicazione dei nuovi criteri. «Siamo in emergenza, Basilea 2 porterebbe a un restringimento del credito mettendo a rischio molte Pmi». Il problema ha una seconda chiave di lettura. Nel Veneto delle imprese familiari, notoriamente poco inclini ad aprire il proprio capitale, la spinta alla patrimonializzazione (anche con strumenti ad hoc) non fa breccia.
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